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Palazzo-delle-Paure-sala-VIILa Galleria Comunale d'Arte – Sezione d'Arte Contemporanea del Si.M.U.L. (Sistema Museale Urbano Lecchese), collocata al secondo piano di Palazzo delle Paure, raccoglie un'importante selezione di opere dei più rappresentativi artisti lecchesi contemporanei e una collezione di quadri e sculture di alcuni tra i più famosi rappresentanti dell'Arte Contemporanea italiana, donate ai musei grazie all'iniziativa "Città di Lecco per l'arte", realizzata in due edizioni negli anni ’90 grazie alla collaborazione tra imprenditori privati e artisti.
Il percorso espositivo si articola secondo i molteplici e diversi linguaggi dell'Arte Contemporanea, inseribili nel contesto del Post-modernismo tra la metà degli anni '70 e la soglia degli anni 2000. Nelle sale I, III e IV sono presenti autori del territorio che si sono affacciati al panorama culturale nazionale ed internazionale e hanno portato nel contesto locale stimoli creativi e intellettuali.

Nella sala I in particolare si segnalano alcune opere di Giancarlo Vitali tra cui il Ritratto del Farmacista Pirola (1977) e il Ritratto di Pino Arrigoni (1959), in cui l'artista presenta una parte della sua ampia produzione legata ai personaggi e alla vita popolare del proprio paese con una forte carica espressiva. Sulla parete opposta i quadri di Edoardo Fraquelli, Senza titolo (1985) e Gianni Secomandi, Campo stellare NGC1976 (1976) e Senza titolo (1961), presentano, nel primo, forme astratte e gestuali, mentre nel secondo, una personale interpretazione artistica del cosmo, ispirato dalle contemporanee scoperte spaziali.

Palazzo-delle-Paure-Luigi-ErbaLa sala II, dedicata alla fotografia italiana contemporanea, conserva oprere che permettono di dare un rapido sguardo sulle varie modalità di approccio al mezzo fotografico sviluppatesi dagli anni '60 a oggi. Qui opere affini all'Arte Concettuale e alla rappresentazione antimimetica della realtà (Occhio Magico Franco Donaggio) dialogano con fotografie di reportage (Cesare Colombo, Gianni Berengo Gardin e Ferdinando Scianna) e con immagini che esplorano le possibilità della visione attraverso il linguaggio del medium fotografico (Luigi Erba, Maurizio Galimberti, Franco Fontana, Francesco Radino, Pio Tarantini ed Enrico Cattaneo). Visioni fantastiche e attentamente costruite, che bloccano lo spettatore di fronte a incognite apparentemente irrisolvibili, si accostano a immagini della realtà inconsuete. Questo allestimento rende conto delle possibilità di guardare e dare corpo al mondo in maniera personale e duratura attraverso esperienze visive, benché non usuali, che stanno influenzando sempre di più il modo di guardare la realtà e di approcciarsi ad essa. In questa piccola sala viene data anche la possibilità di conoscere alcune delle diverse tecniche di stampa utilizzabili per la conservazione duratura delle immagini fotografiche dai pigmenti di carbone, al getto d'inchiostro, ai sali d'argento.

La sala III presenta la relazione tra la materia e la luce nella creazione di ambienti e atmosfere. L'opera più rappresentativa esposta di questa sala è Due linee di luci diagonali (1972) del friulano Getulio Alvani, in cui le due superfici metalliche fresate, anticipazione delle più famose superfici a testura vibratile, generano immagini che mutano al variare degli angoli visivi e dell'incidenza della luce. Pittura R (2003) di Pino Pinelli presenta tre forme ovali dipinte con pigmenti di colore rosso, che interpretano la dinamicità dello spazio.

La sala IV immerge l'osservatore nel colore. Lichtesweben (1984) del lecchese Alfredo Chiappori occupa un’intera parete e l’intero campo visivo dell’osservatore, confrontando il valore assoluto con l’infinita variabilità delle serie cromatiche e stabilendo un modulo entro cui analizzare la dinamica dei diversi elementi della pittura, dai toni, alle trasparenze, alle velature, ai contorni, alle superfici. Le opere di Tino Stefanoni Flaconi 14B (1969-72) e Senza titolo F97 (1997) ispirate alla Metafisica di Carlo Carrà e alla Pop art americana, campiscono la superficie pittorica, attraverso la semplificazione di oggetti di uso quotidiano e la reinterpretazione della “Natura morta” attraverso forme geometriche e colori piatti.

Palazzo-delle-Paure-sala-VIl focus di interesse della sala V è il reimpiego dello scarto e la possibilità di dialogo tra le opere scultoree e le pietre della struttura originaria che compongono la parete di fondo. Nei lavori di Mauro BenattiElettra (2003), in tela metallica e lamiera e Giuseppe MaranielloLettera di un'amica (2011) i materiali moderni e gli oggetti della produzione industriale esprimono un loro linguaggio, in cui l'irregolarità e l'apparente inutilità creano nuovi corpi e nuove identità. L'intento delle opere presenti espresso in Figure (2003) di Dolores Previtali, è di evocare lo condizione della società contemporanea, mostrando la solitudine del singolo, pur nella massificazione generale. Questo concetto è espresso tramite la riduzione delle forme ai minimi termini, attraverso un uso sapiente dell’argilla.

Tino-Vaglieri-La-ballata-degli-impiccati-1956Nella sala VI  La ballata degli impiccati (1956) di Tino Vaglieri, esponente del Realismo Esistenziale interpreta, con un linguaggio crudo e scarno il tema della morte e della confusione esistenziale data dalla violenza del potere, dove l'arte diventa  uno strumento di testimonianza e denuncia sociale delle drammatiche vicende del secondo dopoguerra. A ciò si collegano le opere di Alessandro Inserito nella medesima corrente è Giansisto Gasparini con l'opera L'automobile (1957-58), dove il tema del progresso, ben lungi dall'esaltazione futurista, viene visto in chiave minacciosa. Le opere di Alessandro Papetti Interno di fabbrica (1993 e 1997), rappresentano la conclusione del mito progressista e dell’utopia industriale, nella rappresentazione di fabbriche vuote e abbandonate, luoghi carichi di una storia umana, sospesi in un tempo irreale. 

Ennio-Morlotti-l'adda-a-imbersago-1955Nei paesaggi  di Ennio Morlotti  gli elementi naturali del paesaggio lecchese diventano il mezzo per indagare il linguaggio pittorico dell'Informale. L'Adda a Imbersago (1955) e Paesaggio (1956) sono costituiti da una superficie materica, fatta di colori densi, stesi a creare sagome appena riconoscibili e atmosfere visivamente avvolgenti: qui il paesaggio si perde nella materia della pittura, la forma si annulla nella visione intima. La Galleria espone anche il Ritratto di Ennio Morlotti dipinto per amicizia di lui e di Enrico Brambilla Pisoni (1959) di Renato Guttuso, un’intensa figura a mezzo busto realizzata per omaggiare la grande amicizia che legava i tre personaggi. Renato Guttuso, Ritratto di Ennio Morlotti dipinto per amicizia di lui e di Enrico Brambilla Pisoni, 1959Quest’opera rappresenta la transizione di Guttuso dalla pittura “sociale” e antifascista, legata all’Espressionismo, verso una nuova fase più intimista, caratterizzata da figure libere nello spazio e da accesi cromatismi. La scultura Ciclope (1973) di Giancarlo Sangregorio sottolinea le diverse prospettive insite nell'uso della materia e nell'incastro delle forme, fra la luminosità del marmo e le oscurità del legno: la superficie diventa colore, lo spazio luce.

La sala VII presenta opere contemporanee di richiamo nazionale e internazionale, inserite nelle principali correnti artistiche tra gli anni ’70 e ’90 del XX secolo: Astrattismo, Informale, Nouveau Réalisme, Pop-art. Sono presenti opere di Enrico Baj, La danza di Ubu (1995), Gianni Bertini, Tersicore Lariano al galà lecchese (1990), Enrico Castellani, Superficie bianca (1988), Alik Cavaliere, Racconto (1965), Piero Dorazio, Wig-Wam III (1991), Jiri Kolar, L’arco di trionfo (1986), Giò PomodoroModello per Dioscuro (post 1975), Emilio Scanavino, Piccola storia (1986) e Mimmo RotellaSfera (1989). 

Castellani, uno dei maggiori rappresentanti dello Spazialismo, realizza un’opera, dove la terza dimensione viene data dal movimento conferito alla tela stessa, che crea un gioco, costantemente diverso, di luci e ombre. 

Baj è presente con una grande tela facente parte della scenografia per lo spettacolo teatrale  Ubu roi in cui è evidente la satira politica nei confronti del potere. 

Pomodoro con la realizzazione della scultura monolitica in marmo nero belga presenta una semplificazione geometrica delle forme classiche, attraverso un parallelepipedo perfettamente levigato, dove prevale l’esaltazione della materia.

Rotella, attraverso la tecnica del décollage, rincolla e riassembla le carte lacerate che strappa dai manifesti pubblicitari e cinematografici, integrandole con interventi grafici o pittorici mediante colori acrilici.

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